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Emozioni, mente e corpo: come si influenzano?

Oggi proviamo ad addentrarci un poco nell’origine dei processi psicosomatici secondo la prospettiva delle NeuroScienze, con riferimento  alla PNEI, ovvero alla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia.

Il rapporto tra mente e corpo rappresenta un tema affascinante sul quale l’uomo si è sempre interrogato.
Un vasto campo probatorio evidenzia i devastanti effetti psicologici, biologici e fisici delle Esperienze Traumatiche Precoci ( ESI), la rilevanza del trauma intergenerazionale o relazionale nella patogenesi precoce di molte malattie organiche come di disturbi psichiatrici

Tuttavia, pur in assenza di un conclamato PTSD ( Disturbo da Stress Post-Traumatico) o di un trauma specifico non è difficile osservare che ognuno di noi, a modo proprio, ha sperimentato tale relazione fra soma e psiche sulla propria pelle in occasione di circostanze emotivamente complesse e faticose.
Ci sono persone che sotto stress digeriscono male, altre a cui la rabbia crea acidità di stomaco, altre ancora che quando cambiano abitudini accusano il mal di testa o vedono trasformarsi il proprio corpo per la ritenzione di liquidi, la pelle secca o altro. Insomma, tutti noi siamo soggetti, in grado diverso, a processi in cui la mente e le emozioni influenzano il corpo. Quindi è comprensibile che ci incuriosisca voler comprendere in che rapporto stiano, come e quanto si riflettano le tensioni, le sfide nonché le preoccupazioni dal piano psichico a quello neuroendocrino e dunque somatico così come il contrario. Non aprirò la parentesi ancor più complessa dei processi immunologici, benché si possa affermare con certezza che circa un 80% del nostro sistema di difesa agisca a livello intestinale e dunque squilibri legati a questo organo sono da correlare anche al contrarre più facilmente virus e ad essere maggiormente esposti a processi infiammatori. Dunque – ad esempio – una colite causata da forti sentimenti d’ansia, stress, paura può indebolire la risposta immunologica ed esporre a malattie con maggior facilità che se l’individuo non ne soffrisse. Alimentando fra l’altro il circolo vizioso della tensione e della paura giacchè l’intestino irritato trasferisce emotivamente al soggetto che ne soffre un intenso senso di disagio psicologico.

In realtà tutti noi siamo soggetti a fenomeni in cui è il corpo a influenzare la mente e/o le emozioni, ma molto spesso non ne siamo consapevoli. Eppure già Ippocrate aveva ipotizzato un legame tra i fluidi corporei (sangue, bile e flegma) e l’umore e le capacità mentali di una persona. Sono poi arrivate la medicina cinese, l’omeopatia, la psicologia e tante altre discipline a fare chiarezza sul tema. Fino a qualche anno fa, nonostante i contributi enormi forniti da queste discipline, sembrava tuttavia sempre mancare un tassello, un quadro unificante. In alcuni casi si riscontravano alcuni punti in comune su cui tutte le discipline concordavano, creando le basi per le prime certezze in materia. In altri casi, invece, le letture che queste discipline portavano di uno specifico fenomeno erano diametralmente opposte.
Oggi, per nostra fortuna, si sono sviluppate aree di ricerca molto evolute, basate su scienze moderne come la PNEI, la Neurologia Funzionale e le NeuroScienze, in grado di fornire chiavi di lettura integrate e strumenti di analisi molto accurati. Cosa ci dicono queste scienze? Una prima valutazione riguarda il fatto che le intuizioni di discipline molto antiche come la Medicina Cinese Tradizionale e certi filoni dello Sciamanesimo sono state confermate al 90%. Ad esempio, si è trovato un legame diretto tra i principali punti di agopuntura e gli organi correlati. Ma queste scienze moderne hanno fatto anche di più. Grazie ad una serie di ricerche approfondite, a molte delle quali possiamo dire con orgoglio di aver partecipato attivamente, sono stati scoperti collegamenti a più livelli tra organi ed emozioni. Un primo livello è di tipo embriologico, legato cioè alla condivisione dello stesso principio d’origine tra l’area del cervello che elabora una certa emozione e l’organo con il quale è collegato.

Un secondo livello riguarda il sistema nervoso in sviluppo nei primi mesi di vita di un bambino. Pensate che un neonato tra il 45° e il 170° giorno di vita sviluppa 250.000 neuroni al minuto. Si, al minuto, avete capito bene. In questo periodo avviene anche la migrazione dei neuroni al di fuori del cervello, che collega aree specifiche cerebrali con specifici organi.

Il terzo livello di lettura riguarda il sistema di connessione specifica neuro-vascolare e neuro-linfatico, che crea connessioni triangolari tra organi, sistema nervoso e circolatorio in un caso, e tra organi, sistema nervoso e linfatico nell’altro.
Un quarto livello di collegamenti è mediato da neurotrasmettitori specifici che, ad esempio, vengono liberati dalla reazione di paura o di rabbia. Nel caso della paura, una volta liberati, questi neurotrasmettitori vanno a colpire non solo l‘attivazione dei muscoli per poter fuggire o scappare da un pericolo, ma stimolano anche in modo mirato il sistema digerente in modo da liberarsi dal peso del cibo (colpendo lo stomaco con acidi digestivi e stimolando l’intestino ad evacuare), che costituirebbe solo un impegno inutile alla sopravvivenza in tale situazione. Esistono anche altri livelli di lettura, ma per il momento concentriamoci solo su questi.
Come qualcuno avrà già immaginato, oggi è possibile creare una mappa dettagliata dei collegamenti tra determinati organi e specifiche emozioni.. Ad esempio, come sosteneva la cultura popolare, è stata dimostrata una connessione tra il fegato e la rabbia. Per l’esattezza si è riusciti a essere ancora più precisi: la rabbia repressa e il risentimento vanno a colpire il fegato, mentre la rabbia collegata al senso di impotenza e frustrazione è collegata alla cistifellea.

Provare occasionalmente paura, rabbia o altre emozioni non compromette direttamente la salute di un organo, ma se una certa emozione è spesso presente – pensate a quelle persone che vivono sotto stress continuato, con la paura costante di perdere il lavoro o un amore – la stimolazione degli organi non sarà più fisiologica, non ci saranno i normali tempi di recupero e con il tempo la costante acidità di stomaco potrà portare un’ulcera, o il costante sovraccarico del fegato potrà farlo degenerare. Mi ricordo molto bene di una persona che raccontava di avere i valori epatici come quelli di un alcolista anche se era stato sempre astemio! In questi casi è importante riconoscere il ruolo giocato dall’emozione e dai pensieri che la sostengono. Infatti una persona può aver paura di un esame pur essendo molto preparata, ma se la mente non riesce a valutare correttamente le proprie capacità, la sensazione di paura si produrrà ugualmente. Innanzitutto è fondamentale comprendere di che emozione si tratta e valutare correttamente il meccanismo specifico che la fa partire. A questo punto la situazione può essere già risolta, altrimenti è possibile agire anche su altri livelli che sostengono certe emozioni anche se non sono più necessarie (ad esempio un eccesso di zuccheri bianchi amplifica le risposte di paura) o che mantengono un sintomo specifico (un eccesso di proteine animali può inibire il recupero da dermatiti da stress).
Come accennato all’inizio, è importante prestare attenzione anche al percorso inverso, cioè quello dal corpo alla mente e alle emozioni. Ripeto, è oggi ampiamente dimostrato come un intestino infiammato crei sensazioni di insofferenza e ansietà diffuse, o come una respirazione bloccata dal diaframma contratto o dai polmoni in stato di sofferenza crei uno stato mentale di insoddisfazione e scarsa autostima.

Lucia Fontana

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