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ZONA DEL PENSIERO  SPATIUM COGITATIONIS  THOUGHT AREA   DOMAINE DE LA PENSÉE
BEREICH DES DENKENS  思考のエリア  ÀREA DEL PENSAMIENTO  思想领域

ll Blog ZONA DEL PENSIERO è uno spazio dedicato all’individuo colto e rappresentato nella sua dimensione meramente esistenziale, non solo psicologica, ma anche filosofica, nel senso di una ecologia della mente e di una attenzione al vissuto di carattere zen. Il Blog ritaglia un luogo nel quale sciogliere il nodo di una preoccupazione, di una aporia esistenziale, o iniziare a comprendere il senso di certi vissuti, che lungi dal coagularsi in grumi di non senso, sono capaci di generare apertura mentale, riflessione e, perché no, anche sorriso. Se, da una parte, le pagine in esso contenute saranno un punto di riferimento per aspetti di natura più specialistica,  il cuore del blog  partendo dal titolo che lo connota, vuole accostarsi all’Essere in quanto umano,  ed esplorarne il  senso e sostare sulle domande anziché preconfezionare soluzioni universali, nella consapevolezza dell’unicità di ciascun percorso di vita.
Si rivolge al suo continuo divenire nella ricerca di forme sempre più efficaci per essere se stesso, felice, appagato, in contatto col proprio nucleo autentico, nonché con la realtà che lo accompagna in modo diario.
ZONA DEL PENSIERO in quattro parole condensa l’intenzione di andare verso ciò che si è ed esserlo pienamente, imboccando fra le infinite Vie possibili quella che corrisponde alla verità del soggetto, soggetto che diventa protagonista del proprio romanzo di vita, viaggiatore nell’odissea  della propria esperienza ineguagliabile.

Igor Morski – Brain 1

Igor Morski – Brain 1

Dalla parte delle mamme

Fin dall’inizio è un’esperienza coinvolgente, ricca di meraviglie ma, anche di fatiche …!
Essere madri, oltre che padri, significa albergare dubbi, più che certezze…
Mettersi nei panni dei propri bambini richiede un impegno considerevole.
E talvolta non è sufficiente a fronteggiare momenti delicati e difficili.
Se in quei momenti  ci si rivolge ad un esperto lo si fa per trovare un aiuto in qualcuno che lo sappia porgere attraverso una modalità di calore e accoglienza.
Una  madre, per riporre fiducia nello specialista e poter collaborare, vuole essere capita, non giudicata, sostenuta non biasimata per i suoi eventuali errori.
Si, perché quando sarà a casa col suo bambino, per far fronte alle difficoltà incontrate, dovrà appellarsi a tutte le sue forze, alla propria autostima e credere nel fatto di riuscire a gestire da sola proprio quelle situazioni che si legano ad un disagio, che generano  stress .
Una madre potrà aver affrontato scorrettamente un problema, magari per inesperienza, per stanchezza e/o insonnia, per surmenage ovvero sovraccarico, ma qual è la madre che non si sbaglia mai?
Proteggere una madre è il primo obiettivo per proteggere  il suo bambino.
Guidarla, rincuorarla sul suo operato aiutandola a crescere insieme a lui deve essere il primo e fondamentale punto di partenza se si vuole porgere un concreto aiuto  alla coppia madre- bambino…al nucleo famigliare intero.
Le risorse sono lì, con l’ausilio di un professionista si può forgiare un  cammino grazie ad una relazione ove transiti non solo un sapere, ma anche e soprattutto la fiducia e  l’empatia, uniche nel sorreggere le scelte amorevoli di una madre ed ad orientarla nel superamento dei sensi di inadeguatezza/colpa approdando all’assunzione di responsabilità.

dalla parte delle mamme 1

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Cathryn Hatfield artist -Beach scenes

Architettura ed urbanizzazione della mente

Parole-ponte o parole-muro?

Le parole pronunciate o scritte, le parole comprese o non, sono elementi che evidenziano l’architettura della mente umana, tracce di presenza psichica, evidenze di un cogito.
Costruire comunicazioni efficaci può essere inteso come <<Pratica del non svanire>> (Bernet), alla stregua di una strada, un tempio, un edificio…
La distorsione nella comunicazione, tuttavia, produce deviazioni e dissoluzione del significato originario che l’interlocutore intendeva rappresentare, interponendo ostacoli talvolta invisibili ma tangibili nel confronto.
Il dialogo è un compromesso continuo fra istanze interne, mondo esterno in ascolto e limiti del linguaggio nell’atto rappresentativo, apparendo come ripetuto sforzo di simboleggiare la complessità della realtà attraverso la parola.
Il dato semantico, alteratone il senso nell’atto distorsivo, nell’equivoco, perde la propria efficacia significativa: ciò conduce alla disabilitazione della comprensione stessa tra interlocutori … Come trovare un percorso con vicoli ciechi, strettoie o interruzioni, enormi buchi nell’asfalto, o visitare un museo senza trovar la via d’uscita, o con le finestre murate….
Il parallelismo potrebbe continuare, ma in entrambi i casi, sia che ci si perda per strada o si resti intrappolati in un edificio, o che una comunicazione non vada a buon fine, quel che accomuna le esperienze è probabilmente un senso di disorientamento, di perdita del tempo e di frustrazione …
Restando in metafora, analizzando oltre che il destinatario anche il mittente, una comunicazione non efficace potrà apparire angusta ed ingannevole come un labirinto alla stregua dell’architettura mentale che l’ha generata oppure, se dotata di chiarezza e semplicità di forma, malgrado i contenuti possano essere sofisticati, potrà sembrare un bel palazzo dalle vetrate luminose e trasparenti e dagli spazi armoniosamente distribuiti con linee eleganti ma pulite, precise ed estremamente funzionale nel suo insieme.
Ovvero, una mente persecutoria, interloquendo, avrà alla volta lucchetti alle porte, entrate blindate, stanze buie e accessi vietati.
Una invece fiduciosa e carica di speranza, di grandi arcate soffitti alti con luce naturale, spazio e aperture ariose.
La depressione potrà portare a grigiore e a monotonia, l’entusiasmo al colore e alla creatività nell’utilizzo delle geometrie.
Uno psicoterapeuta diviene dunque una sorta di architetto che ristruttura: si parte da un “edificio mentale” e lo si valorizza, si restituisce brillantezza e fiducia alle sue mura, lo si fortifica per le avversità un pò come fece col suo memorabile intervento il grande architetto catalano Gaudì (1907) con casa Batllò.

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Fotografia: Casa Batllò dell’architetto catalano Gaudì (1907).

3. Overture prenatale

E dunque, se il ritmo della poppata può servire al bambino per far camminare il proprio desiderio sul ritmo del battito cardiaco della madre, a maggior ragione il bambino potrà impiegare i suoni della sua voce per far camminare il proprio desiderio sul suono e sul ritmo di quella della madre.
A questo punto diventa evidente che indagare sull’origine della musica equivale ad indagare sulle origini del linguaggio e dunque della cultura umana .
La psicoanalisi può occuparsi allora del rapporto tra musica e musicalità aurorale portata in sé da ogni parola, frase, il cui ur-significato non sussiste tanto nel significato-senso etimologico, bensì nel ritmo,  parametro il cui significato è quello di rappresentare il paradiso perduto. Si potrebbe dire che il significato di paradiso perduto è consustanziale al ritmo del battito cardiaco della madre, grazie ad esso, ‘quoziente di similarità’ fra due esperienze tanto intimamente legate, la pre e la postnatale, si ha il recupero dell’esperienza endouterina  (->trasformazione dalla diacronia alla sincronia).
Quindi ci appare come il mistero singolarissimo della musica giace nel suo costituire un linguaggio che presentandosi in questo mondo porti in modo privilegiato la caratteristica di rappresentarne un altro, per sempre perduto, ma senza del quale sembra non si possa vivere. L’ur-significato della musica pare sia proprio questo….sospesa sopra la catastrofe che sottolinea la cesura che se ripara la condizione prenatale da quella postnatale, una sorta di originaria e parziale riparazione .
La musica sarebbe dunque definibile come accensione d’anima (Fornari), poiché l’origine della musica coincide con il recupero dell’originaria esperienza alla base della quale a sua volta vi è la tendenza umana ad avere un’anima .
Forse si potrebbe azzardare l’ipotesi che, al ‘blackout ‘ della nascita, venendo al mondo ( o alla luce….) dopo un lungo periodo trascorso nella notte uterina, il neonato viva una sorta di ri-accensione dell’anima nel poter recuperare la madre prenatale nella madre postnatale, attraverso l’adattamento della sua poppata al ritmo del suo cuore, dal suono prenatale al suono postnatale, un percorso sonoro avverante!
Presto avremo modo d’indagare sulla tematica delle prime interazioni sonore nella coppia madre-bambino e quali ripercussioni possano avere distorsioni al loro avvenire …

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Tamara de Lempicka – Maternità (1928)

4. Overture prenatale

Abbiamo parlato di ‘ri-accensione dell’anima’ nel neonato quando torna a recuperare la madre prenatale attraverso il suono della madre postnatale e di quanto questa esperienza sia avverante e vivificante per lui.
Tra una poppata e l’altra, perdendo il contatto con lei, il ritmo del suo cuore, egli risponde a tale assenza (detta dell’oggetto primario) con un grido, espressione di un disagio psicofisico, che un buon ambiente interpreta in modo rapido come richiamo.
La madre, che Winnicott direbbe ‘sufficientemente buona’, a questa espressione comunicativa dà risposta con la propria vocalità, inaugurando lo specchio sonoro,  da non  confondere con un mero ricalco del richiamo infantile.
In virtù di tale rispecchiamento sonoro, il bambino inizia a sviluppare una primitiva consapevolezza che precede quella secondaria e visiva con la madre.
A tal proposito è utile rammentare che il nervo acustico è già completo al 3º mese di gravidanza, mentre il bambino acquista una visione simile alla nostra solo intorno al 6º mese di vita, potendo scorgere inizialmente solo i volti prospicienti il suo (la distanza tra madre e bimbo durante la poppata ne è un esempio diretto).
Questa supremazia del canale acustico su quello visivo va tenuta in seria considerazione nelle interazioni comunicative che possono essere intraprese anche a distanza quando la mamma deve raggiungere il piccolo che grida…
Precoci alterazioni di tale primordiale comunicazione vocale possono essere alla base di successivi sviluppi psicopatologici.
Lo specchio sonoro (e dunque visivo) è strutturante per il Sé e poi per l’Io soltanto a condizione che la madre esprima al bambino, nello stesso tempo, qualcosa di Sé e qualcosa di Lui oltre che qualcosa che è inerente alle qualità psichiche primarie provate dal nascente Sé del bambino.
Perciò se lo specchio sonoro o visivo rinvia al soggetto soltanto lui stesso, cioè la sua richiesta, ovvero la sua impotenza (eco), o la sua ricerca ideale (Narciso), il risultato è la disunione pulsionale che libera le pulsioni di morte e assicura loro un primato economico sulle pulsioni di vita.
Vorrei soffermarmi ad analizzare  sinteticamente quali possano essere alterazioni dello specchio sonoro, con relative conseguenze su di un piano psicopatologico.
Alcuni esempi illustreranno meglio :
-la sua discordanza ritmica: quando cioè interviene in controtempo con quanto il bambino prova, attende o esprime;
– la sua rudezza: perché a volte il rispecchiamento è insufficiente, altre volte, eccessivo, passando da un estremo all’altro in modo arbitrario ed incomprensibile per il bambino;
– la sua impersonalità : laddove cioè lo specchio sonoro non informa il bambino né su quanto prova lui stesso, né su quanto la madre prova per lui, con la conseguenza che il bambino verrà poco rassicurato sul proprio Sé…
Dunque la voce si articola fra la vita e la morte, fra il linguaggio che trascende la corporeità e il grido del neonato che segna la nascita e si umanizza divenendo richiamo, modalità comunicativa, perché accolto e trasformato dall’entourage familiare.
Tramite tale interazione il bambino riceve lo statuto di soggetto.
Le implicazioni tra suono pre e post natale e sul loro agire nella  formazione del pensiero del bambino verranno illustrate con attenzione in nuovi appuntamenti.

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Pierre-Auguste Renoir – Maternità (aka Child con un biscotto) 

2. Overture prenatale

Dunque, ci eravamo lasciati con un interrogativo e cioè da dove nasce l’incantamento … La risposta va cercata nell’epoca gestazionale, ovvero in un’esperienza storica ed onirica, origine del rispecchiamento del suono prenatale nel suono postnatale
<< Il significato magico del suono prenatale trova la sua spiegazione nel fatto di costituire un significante della vita intrauterina, intesa come paradiso perduto. Riascoltando il suono già udito nella situazione prenatale, dopo il ‘disastro della nascita’, il neonato sembra dargli il significato di ‘arrivano i nostri!’, come se fosse il segno del ritrovamento di un bene perduto >>.
Il riconoscimento del suono prenatale nella vita postnatale da Fornari viene definito esperienza di specularità acustica primaria.
Tale esperienza fungerebbe da ‘saldatura’ tra vita intrauterina ed extrauterina, convergendo verso l’evento più significativo della vita postnatale: la poppata.
La fetologia ci istruisce sul fatto che entro la 18^ settimana di gravidanza si manifesta la suzione intrauterina del pollice, precursore dell’aggrapparsi al seno per succhiarne il latte.
Questa esperienza, che viene anche condotta con l’ispezione del volto materno (alla giusta distanza,  venti centimetri circa, entro cui il bambino possa effettuare la messa a fuoco nella distanza seno-volto materno) è accompagnata da un’attività di tipo REM,  in cui il bambino, pur essendo sveglio è un po’ come se sognasse.
La poppata costituisce un contesto esperienziale molto complesso nel quale percezioni mucose ( piacere del latte), percezioni acustiche ( il battito cardiaco, sul cui ritmo si sincronizzerebbe la poppata, come il “bagno sonoro” in cui si incastona la voce materna come gemma preziosa -Benenzon, Anzieu,Tomatis), percezioni visive esterne (il volto materno su cui il bimbo ha posato il suo sguardo fisso ed intenso) e percezioni visive interne ( sogno tipo REM- sogno) confluiscono in un unico evento e si uniscono. Il modellamento della suzione sul ritmo del battito cardiaco materno costituisce l’elemento ritmico-fonico originario che guida l’attività motoria della poppata quasi ci fosse tra la madre ed il bambino una danza a due che di snoda in una conduzione sognante. (L’unione dell’esperienza musicale originaria con l’esperienza visiva viene chiamata da Fornari una sinestesia eidoacustica primaria)
La cosa sorprendente è proprio l’accoppiamento danza-scena, vista grazie alla condizione REM.
La fantasia può spingersi ad immaginare la poppata come un ‘melodramma in miniatura’ (Fornari).
Gli affetti affonderebbero le proprie radici in questo misterioso sogno-danza originario .
Dunque si potrebbe affermare con decisione che il significato inconscio della musica corrisponde al significato della vita stessa…
Avremo modo di approfondire questa corrispondenza soffermandoci sulle implicazioni che innesca.

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Gustav Klimt – Madre e Hija (detalle del cuadro Las Tres Edades de la Mujer), c.1905 Obra